Neurologia

L’insonnia ai tempi del coronavirus

By 8 Maggio 2020 No Comments

Il sonno rappresenta un importante meccanismo di ristrutturazione e riequilibrio dei sistemi metabolici e umorali.

Il sonno è implicato nel corretto funzionamento del sistema immunitario, nelle funzioni cognitive, nel metabolismo; la sua alterazione è stata anche correlata a disfunzioni cardiovascolari ed aterosclerotiche.

Contribuisce al buon funzionamento dei meccanismi di apprendimento e di memoria, dell’affettività, della creatività.

Un buon sonno è il frutto dell’integrazione di differenti sistemi funzionali, in cui l’equilibrio è di fondamentale importanza: una danza scandita dalla luce e dalla sua assenza, ma anche dalle emozioni e dal fabbisogno energetico. Ne parliamo con la Dottoressa Micaela Robotti, specialista neurologa del Centro Medico Visconti di Modrone.

Cos’è l’insonnia?
L’insonnia viene definita (secondo il DSM-5) una condizione di insoddisfazione relativa alla quantità o qualità del sonno, caratterizzata da difficoltà ad iniziare il sonno o difficoltà a mantenerlo. Se al risveglio il paziente riferisce affaticamento o malessere generale, difficoltà cognitive (attenzione, memoria, concentrazione), scadimento delle performance generali, irritabilità o alterazioni dell’umore, sonnolenza diurna, alterazioni del comportamento (iperattività, impulsività, aggressività), riduzione delle capacità volitive, tendenza ad errori o incidenti, preoccupazioni sulla qualità del sonno e sono presenti almeno 1 dei seguenti sintomi, si può parlare di insonnia:

  • difficoltà ad addormentarsi
  • difficoltà a mantenere il sonno
  • risveglio più precoce del desiderato
  • incapacità ad andare a letto secondo uno schema stabile
  • difficoltà ad addormentarsi in assenza di un familiare o caregiver

L’insonnia ha una prevalenza nella popolazione generale fra il 4,4% e l’11,7%; può essere a breve termine, spesso correlata ad eventi esogeni stressanti o a dolore, e di durata inferiore a 3 mesi, o cronicizzarsi (in un 10% dei casi), portando il paziente ad avere almeno 3 episodi insonnia alla settimana per più di 3 mesi. In questo contesto storico, in cui le nostre abitudini sono state completamente sovvertite dalla pandemia, in cui lo stress causato dalla paura del contagio e delle condizioni economiche precarie future permea la nostra quotidianità, sono frequenti fenomeni di insonnia legati a stress, depressione, errate abitudini alimentari e del ritmo sonno veglia, scarsa attività fisica.

Come trattare l’insonnia senza ricorrere ai farmaci?
Molto importante è una corretta igiene del sonno.

Dobbiamo seguire regole semplici ma efficaci:

  • Limitare l’uso della camera da letto esclusivamente al sonno, evitando di utilizzarla per mangiare, leggere, lavorare o guardare la televisione ecc.;
  • Favorire la regolarità del ritmo sonno-veglia, mantenendo costanti sia l’ora di coricarsi che quella di sveglia;
  • Evitare di dormire durante il giorno o alla sera davanti al televisore, e se 30 minuti dopo essersi coricati si è ancora svegli conviene alzarsi e cercare di rilassarsi in un altro modo, e non insistere nel volersi addormentare;
  • Effettuare attività fisica, preferenzialmente a metà pomeriggio (17), non dopo le 19;
  • Evitare attività mentali troppo impegnative o letture o spettacoli emotivamente disturbanti o intellettualmente esigenti prima di coricarsi;
  • Non consumare alcol, caffè o bevande contenenti caffeina alla sera; non fumare la sera;
  • Evitare di andare a letto a digiuno o dopo un pasto eccessivo;
  • Fare in modo che la camera da letto sia buia, fresca e silenziosa;
  • Allontanare la sveglia da una visione diretta;
  • Evitare di fare bagni caldi o docce bollenti immediatamente prima di coricarsi.

Ovviamente, se il disturbo non si modificasse, andranno escluse dallo specialista comorbilità quali patologie neurologiche o internistiche, la presenza di disturbi respiratori, o psichiatrici, altre cause iatrogene. Non va infine dimenticato che fisiologicamente l’età avanzata predispone ad una alterazione del ritmo sonno veglia, con durata del sonno inferiore e frequenti risvegli.

Possono essere quindi indicati trattamenti psicologici e comportamentali per l’insonnia cronica primaria o per alcune insonnie secondarie.

In acuto, i farmaci che potranno essere consigliati dallo specialista hanno lo scopo di sovraregolare i sistemi inibitori, o sottoregolare i sistemi attivatori o agire su entrambi i meccanismi: possono essere usate molecole benzodiazepiniche a durata d’azione breve o intermedia, sedativi ipnotici non benzodiazepinici, agonisti del recettore melatoninico, antidepressivi sedativi.

Fonte: Tgcom24