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L’attività fisica moderata-vigorosa ed una minore sedentarietà migliorano importanti fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari.

Esiste una condizione clinica, detta pre-diabete, che, pur non avendo le caratteristiche del diabete, viene considerata una condizione ad alto rischio per lo sviluppo di diabete. Indipendentemente dalla sua progressione verso il diabete, questa condizione comporta per se stessa un aumentato rischio di sviluppare complicanze cardiovascolari. È quindi importante identificare tutte quelle strategie terapeutiche, basate sullo stile di vita e sui farmaci, che possano far regredire questa situazione.

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Lo yoga: è solo una moda o fa veramente bene?

La sindrome metabolica è una condizione clinica caratterizzata da insulino-resistenza, iperglicemia a digiuno, sovrappeso, dislipidemia, ipertensione. Costituisce un importante fattore di rischio per lo sviluppo di diabete e malattia cardiovascolare. Lo yoga è una disciplina che include esercizio fisico, pratiche di rilassamento, controllo della respirazione. È noto che la sua pratica abituale ha degli effetti benefici sull’ipertensione arteriosa, sul sovrappeso (circonferenza vita) e sulla sindrome metabolica in genere. Un gruppo di ricercatori cinesi ha cercato di studiare i meccanismi attraverso i quali la pratica dello yoga sviluppa un effetto favorevole sulla sindrome metabolica.

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Il diabete mellito di tipo 2, non insulino-dipendente, può essere sconfitto con la sola dieta

Il diabete mellito di tipo 2, non insulino-dipendente, è una condizione clinica cronica che espone il paziente ad alti rischi di numerose complicanze quali eventi cardiovascolari, nefropatia, retinopatia. Questa malattia è sempre più diffusa nel mondo occidentale, principalmente come conseguenza dello stile di vita e dell’alimentazione scorretta.

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Non è mai troppo tardi

E noto che il sovrappeso favorisce lo sviluppo di diabete mellito non insulino-dipendente (tipo due). È altrettanto noto che questo effetto è ancora più evidente quando il sovrappeso data dall’infanzia.

Uno studio danese, pubblicato recentemente sul New England Journal of Medicina, ha affrontato questo problema riportando dei dati interessanti.

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Calo di peso: attenzione a come lo si raggiunge!

Il sovrappeso è un fattore di rischio importante a tutte le età, ma lo è particolarmente nella terza età. Se è quindi consigliabile in questi soggetti il calo di peso, è al contempo necessario fare molta attenzione che il calo di peso, ottenuto solo attraverso una dieta rigorosa, non determini calo della massa muscolare (sarcopenia) e della massa ossea (osteopenia). Entrambe queste condizioni infatti costituiscono un fattore di rischio per le persone anziane di sviluppare e altre forme di malattia. Uno studio recente condotto negli Stati Uniti ha affrontato il problema di quale sia il tipo di esercizio fisico più adatto a persone anziane e sovrappeso per calare di peso senza rischi per la salute.

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Attività fisica: sempre sulla cresta dell’onda

E noto come l’attività fisica sia considerata un elemento determinante per la prevenzione delle malattie cardiovascolari ed il controllo di molte altre patologie.

Uno studio recente, condotto in Finlandia (Finnish Diabetic <Nephropathy-FinnDiane-Study), ha confermato questo effetto su una categoria particolare di pazienti: soggetti affetti da diabete mellito tipo 1, insulino-dipendente, portatori o meno di malattia cronica renale.

 

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Rischio di mortalità cardiovascolare nei pazienti diabetici: miglioramenti negli ultimi decenni grazie all’ efficacia delle nuove cure.

E noto che i pazienti diabetici, sia di tipo 1 che di tipo 2, presentano un maggior rischio di sviluppare complicanze cardiovascolari e, conseguentemente, di mortalità.
Nel corso di questi anni le terapie farmacologiche e le indicazioni sullo stile di vita sono nettamente migliorate in questi pazienti.
Uno studio recente, condotto in Svezia, ha riportato i dati di follow-up di un gruppo di pazienti affetti da diabete mellito di tipo 1 (37.000 pazienti circa) o di tipo 2 (460.000 pazienti circa), seguiti del 1998 al 2012, e valutato la comparsa di complicanze cardiovascolari e la mortalità.

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News nel campo della diabetologia e dell’obesità: Guarigione dal diabete mellito tipo 2, obeso, in bambini o adolescenti mediante una dieta ipocalorica.

E noto come nei pazienti adulti affetti da diabete mellito di tipo 2, non insulino-dipendente, ed obesi, un regime calorico estremamente ristretto sia in grado di guarire la maggior parte di questi pazienti dal diabete stesso.
Non è invece noto se questo stesso approccio possa essere efficace anche in bambini o adolescenti.
Sappiamo che il Diabete Mellito di tipo 2, che in passato interessava prevalentemente soggetti adulti, negli ultimi anni ha iniziato ad interessare anche pazienti più giovani, anche pediatrici.
È quindi importante identificare e/o validare strategie terapeutiche e stili di vita che possono prevenire e curare questa forma di diabete nell’età giovanile.

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News nel campo della diabetologia e dell’obesità: Il supplemento alla dieta di fragola e mirtillo rosso americano (polifenoli) migliora la sensibilità insulinica in pazienti sovrappeso, non diabetici.

I pazienti obesi o in sovrappeso, indipendentemente dalla presenza di diabete, presentano spesso un quadro di insulino-resistenza. L’insulina, secreta regolarmente, in questi pazienti, fatica a fare il suo lavoro principale: contenere gli incrementi glicemici. I tessuti sono quindi meno sensibili all’ azione dell’insulina (insulino-sensibilita’). E’ noto come l’insulino-resistenza sia per se stessa un fattore nocivo, creando le condizioni per la comparsa della sindrome metabolica, sindrome caratterizzata da sovrappeso, ipertensione, dislipidemia, diabete, iperuricemia. E’ altrettanto noto come una dieta ricca di frutta e verdura sia positiva per la salute.

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News nel campo della diabetologia e dell’obesità: Diabete mellito insulino dipendente e rischio di incidenti stradali

 E’ noto che l’ipoglicemia è un fattore di rischio importante per incidenti automobilistici, anche lievi, in pazienti diabetici trattati con insulina. Per questa ragione la concessione della patente a questo tipo di pazienti mira particolarmente a valutare la loro capacità di prevenire/controllare la comparsa di ipoglicemia. Un gruppo di studiosi americani ha condotto uno studio interessante in un ampio gruppo di pazienti (più di 1000) affetti da diabete tipo 1, insulino-dipendenti.

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